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Dalla parte del Team, vi raccontiamo il nostro festival...

 

Dietro un grande evento si cela sempre un grande staff. Non è un modo di dire, ma proprio quello che accade quando un’iniziativa riesce, come in un ingranaggio perfetto, ad ampliarsi e crescere soprattutto resistendo e rinnovandosi anno dopo anno. “Torri in Festa Torri in Luce” è così uno di quegli eventi che cresce e che, come in una famiglia, si fonda su di una storia fatta di volti essenziali alla sua riuscita.

Lo staff del Festival, che quest’anno ha raggiunto la sua undicesima edizione, è nato sotto l’attenta cura del suo ideatore, l’Architetto Aldo Imer che, come un buon padre di famiglia, ha guidato negli anni e sempre con parsimonia i suoi studenti, i professionisti e gli architetti desiderosi di crescere in un contesto come quello del Pram e ancora del Festival stesso.

Un team affiatato e compatto che racconta attraverso la sua organizzazione, la confidenziale armonia ed un’unica passione comune per l’architettura e la tutela del territorio, una versione diversa ma determinante dell’isola d’Ischia. Quella di “Torri in Festa, Torri in Luce”, il festival che ha come punti di forza la tutela del patrimonio naturale, storico e architettonico caratterizzanti dell’isola d’Ischia. Abbiamo intervistato quattro membri del team, ognuno diverso per estro e creatività, competenti nel proprio settore ed amanti del festival e dei suoi temi: gli Architetti Alberta Imer, Emilio Esposito, Marika Falcone e Marilù Di Bennardo.

Parte del team - foto del 2017
Parte del team - foto del 2017

Ragazzi, da quanto fate parte di “Torri in Festa Torri in Luce”?

Alberta: dal 2014. Sono cresciuta respirando una forte propensione alla tutela del territorio, una capacità che mio padre m’ha trasmesso con amore e passione, tanto che ad oggi sono anch’io un architetto e da qualche anno ormai mi occupo dell’organizzazione e della comunicazione del Festival.

Marika: contestualmente ad Alberta sono entrata in questo mondo circa nel 2014, quando ancora da studentessa decisi di mettermi in gioco in un nuovo ambiente partecipando con un gruppo di studenti al Pram. Arrivammo secondi e da allora per qualche anno ho avuto modo di partecipare come esterna, fino al 2018, quando sono entrata ufficialmente nel team. Ad oggi mi occupo dello sviluppo dei progetti, ma non sono mancate le possibilità di spostarmi su altre necessità. All’occorrenza infatti, siamo in grado di sostenerci tra di noi e darci manforte a vicenda e ne sono davvero entusiasta!

Emilio: nel 2014 conobbi il Festival attraverso un dialogo informale con l’Architetto Imer, conosciuto durante un tirocinio in Sovrintendenza. Mi invitò a Ischia, ad una delle serate del festival, con l’intenzione di farmi scoprire questa realtà. Non mi anticipò nulla, mi suggerì solo di andare a vedere di cosa si stesse parlando…e così preso dalla curiosità andai sull’isola e mi innamorai dell’evento. Tanto che ad oggi è parte del mio background e seppur concentrato sullo sviluppo dei progetti, mi occupo soprattutto della parte “operativa” dell’evento. Una presenza soprattutto fisica sul posto durante l’iniziativa.

Marilù: faccio parte del team dal 2017 e nel tempo ho trovato non solo colleghi ma anche amici con cui confrontarmi. Professionisti del settore ed amanti dell’architettura. Ciò che mi piace di più è la possibilità di incontrare ed arricchire di contenuti il mio bagaglio personale, ampliando anno dopo anno la mia visione dell’architettura ed anche del Festival stesso.

Cosa vuol dire fare parte di un team?

Alberta: siamo stati tutti molto fortunati a conoscerci e stimarci in primis come colleghi, e a volerci bene poi come amici. La nostra forza è stata proprio questa, di avere un’idea in grado di unire menti e ruoli, saltando le classiche gerarchie. Nel nostro festival tutti possono all’occorrenza rivelarsi salvifici, intervenendo per risolvere problemi di logistica, ed ancora ad esempio suggerendo durante l’anno nuovi approcci ai temi dell’evento. Nei nostri singoli ruoli poi diventiamo come calibrati, riuscendo a svolgere ognuno il suo compito in sinergia con gli altri membri del team.

Marika: “Torri in Festa Torri in Luce” ha cambiato e motivato anche alcune mie scelte in ambito lavorativo. Svolgere tante funzioni diverse ed apprendere come si lavora in team, mi hanno aiutata a sentirmi parte di progetti che ad oggi muovono anche il mio dottorato di ricerca. Ho scelto dunque una strada che mi mettesse a confronto con gli altri, senza alcun timore. Merito anche del Festival e del suo “Imprinting”.

Il vantaggio di crescere in un team?

Emilio: certamente l’intervento di interoperabilità tra enti che normalmente sarebbe complesso veder interagire tra loro. Il festival inoltre permette di conoscere e confrontarsi con le numerose realtà delle imprese di settore (pensiamo alla Mapei ad esempio), un ottimo modo per intercettare personalità di spicco in ambito lavorativo, universitario e professionale.

Marilù: siamo un gruppo eterogeneo. Abbiamo appreso tante cose in questi anni e siamo tutti molto versatili. La nostra forza è la determinazione ma soprattutto la stima reciproca. Un vantaggio enorme quando ci si trova a collaborare in tanti.

Cosa desiderate per  “Torri in Festa Torri in Luce”?

Desideriamo certamente la crescita di questa iniziativa - afferma Alberta- ma anche una costante attenzione alle crescenti novità del territorio ed ai temi “caldi” del nostro settore. Abbiamo obiettivi importanti e la fortuna di avere professionisti all’interno del team in grado di gestire la mole di impegno e di passione profusi in tanti giorni di festival.

 

A distanza ed ancora attraverso un semplice schermo, oggi diventato mezzo essenziale di comunicazione, si riesce a percepire l’anima coraggiosa di questo staff, che mai un solo giorno si è annoiato e che ancora tanto ha da organizzare e proporre agli amanti di “Torri in Festa Torri in Luce”. Sotto la guida e la direzione dell’Arch. Imer, che non è mancato nei discorsi del team e nei ricordi di tutti i professionisti intervistati.